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3 motivi per cui chi fa cinema dovrebbe guardare The Boys

Oggi voglio recensire, sul piano produttivo, la serie The Boys, che trovate su Amazon Prime.

In breve, la storia è presa da un fumetto originale di Garth Ennis Darick Robertson e vede dei supereroi calati in un mondo moderno, non epico come negli Avengers, dove essi stessi sono soggetti alla fallibilità ed alla negatività tipica dell’essere umano. In Avengers i buoni sono buoni, qui i buoni non esistono, al massimo provano ad esserlo. Come nella realtà.

È una serie eccellente, che dovreste guardare tutti e, se fate cinema, ci sono 3 punti focali che dovete analizzare:

1) Una scrittura originale senza essere originali: The Boys parla di supereroi. A prima vista verrebbe da dire:”che palle, ancora supereroi, non bastavano i Marvel e i DC?”. Ed invece no, se grattate la patina, esce fuori un mondo estremamente cinico, con profonde analisi e riflessioni sulle debolezze umane. Ogni supereroe rappresenta uno dei supereroi classici (Superman, Flash, Wonder Woman…), ovviamente senza chiari riferimenti agli originali, ma invece di sottolinearne le forze, ne analizza le debolezze sul piano umano. Ad un certo punto avrete la sensazione che questi esseri “super” siano in realtà dei mostri, e solo a quel punto c’è un altro guizzo di sceneggiatura che non vi anticipo.
È importante che tutti gli sceneggiatori imparino da questa meccanica dell’originale-non originale. Spesso ci si può agganciare ad un filone senza per forza copiarne i contenuti.

2) Un sapiente uso degli effetti speciali: The Boys è sicuramente una produzione di rilievo sul piano economico, ma ad un occhio produttivo più attento, salterà immediatamente fuori la mancanza di un massiccio uso degli effetti speciali. Questi sono usati al minimo possibile, e molti di essi sono estremamente semplici. Dunque, avendo puntato su una buona storia e degli ottimi dialoghi, la produzione è riuscita a risparmiare ed ottimizzare gli effetti speciali. Lo trovo geniale in un film di supereroi, e dobbiamo dare merito al producer che ha supervisionato il lavoro.

3) Un cast PERFETTO. Queste serie TV puntano sulla storia e la distribuzione “in casa”, ovviamente, ed avrete notato che molte di esse prevedono cast di sconosciuti, salvo eventuali camei di attori famosi; qui troviamo Billy Zane durante il sesto episodio, 4 puntate con Simon Pegg e la presenza costante di Karl Urban. In questo modo le produzioni abbattono i costi “sopra la linea”. In seguito, eventualmente, gli sconosciuti diventano famosi proprio grazie all’eventuale successo della serie. Questo dettaglio permette al casting director di avere una straordinaria libertà di scelta, ed in questo caso c’è da sottolineare il lavoro ECCELLENTE che è stato portato avanti. Ogni personaggio, ogni faccia, ogni attore, sono PERFETTI nei loro ruoli.

Questa assoluta perfezione nel cast mi ha fatto riflettere anche sulle continue lamentele che ascolto dagli attori locali, che puntualmente si lamentano di scelte diverse da loro stessi: amici miei, guardate questa serie e cercate di comprendere che il cinema è il mondo dell’immagine, ed una giusta faccia vincerà sempre su tutto il resto, fatevene una buona ragione!
Ovviamente non parlo delle scelte riguardo i “cani maledetti”, s’intende.

Francesco Perciballi

Ha iniziato la carriera artistica nel 2000 come attore e organizzatore di spettacoli teatrali. Ha girato l’Italia con spettacoli di propria produzione nell’ambito della ricostruzione storica del teatro pagano medievale italiano. Passa poi al cinema come producer, dove ha all’attivo diversi documentari, nazionali ed internazionali, e film regolarmente distribuiti anche a livello internazionale. È anche autore di soggetti e script supervisor. Fuori dal cinema è maestro d'armi, presidente federale sportivo, ha svolto ruoli di docente di italiano in scuole private e ha seguito diversi progetti imprenditoriali. Attualmente si occupa della piattaforma di investimenti per il cinema TIXTER ( www.tixter.video ).

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