Sceneggiature Scrittura

SCRIVERE PER IL CINEMA: LE TRANSIZIONI

Le transizioni vanno sempre scritte in maiuscolo sulla sinistra lasciando uno spazio prima e dopo la transizione.

Il “normale” passaggio tra una scena e l’altra, se cambia il luogo o il tempo, si indica semplicemente con  il cambio dell’intestazione di scena, e per questo rimando agli incontri precedenti.

Se il passaggio tra una scena e l’altra invece è “particolare”, non si vuole solo cambiare il luogo e/o il tempo, ma inserire o suggerire un passaggio “speciale” o “particolare” da una scena all’altra,  allora si possono usare le transizioni. Le transizioni erano molto usate in passato, oggi si tende a lasciare questo tipo di scelta in fase di montaggio. Vale comunque vale la pena di ricordarle:

CUT TO:
segnalava il cambiamento di scena. Non si usa più, perché la nuova intestazione di scena indica il cambiamento del luogo e/o del tempo.

FLASH CUT TO:
indicava una cambiamento rapidissimo che doveva in qualche modo avere un effetto quasi subliminale e raccontare in pochissimo tempo un avvenimento. Eccovi un esempio: https://www.youtube.com/watch?v=DYxyA1tUUhs

IRIS IN / IRIS OUT
indicava una speciale apertura o chiusura dell’immagine simile a l’apertura o la chiusura di un’iride dell’occhio umano. Questa tecnica è stata spesso usata nei cartoni animati. Eccovi alcuni esempi: https://www.youtube.com/watch?v=IqDhAW3TDR8

WIPE TO:
“to wipe” significa cancellare, pulire, spazzar via. Questo tipo di transizione è stata usata in passato per appunto cancellare e pulire una parte o tutta una scena per farne apparire un’altra.  E’ stata molto usata in “Star Wars”  eccovi un esempio:

JUMP CUT TO:
“Jump” significa saltare dunque se si usa questo tipo di transizione è perché vogliamo far capire al lettore e il potenziale spettatore, che letteralmente saltiamo da un luogo all’altro o da un momento all’altro nella sequenza temporale. Può servire ad attaccare più inquadrature della stessa scena in sequenza  dove gli attori o gli oggetti variano di poco la loro posizione. Serve spesso a far capire il  veloce passare del tempo. Il seguente esempio è preso dal film “Royal Tenenbaums”:

MATCH CUT TO:
è esattamente il contrario di “jump cut to”. “Match” significa “abbinare” dunque se si usa questo tipo di transizione si desidera “abbinare” due immagini. Ci può essere un taglio graduale tra un’immagine che “si trasforma” in un’altra immagine, per esempio nella prima scena di “I predatori dell’arca perduta” dove la montagna della “Paramount Picture” diventa la vera montagna in Sud America dove è ambientata la prima scena del film. Oppure può indicare un taglio netto, l’importante è che ci sia un abbinamento tra le immagini che si seguono. Un buon esempio lo troviamo in  “2001 Odissea dello spazio” dove passiamo dall’immagine di un osso lanciato verso il cielo da una scimmia (che lo ha appena usato come arma per la prima volta) all’ immagine di una nave spaziale allungata che ha una forma simile all’osso.

SMASH CUT TO:
indica un taglio netto e importante da una scena all’altra, mette l’accento sulla drammaticità del cambiamento. Questo tipo di transizione non è praticamente più usato dagli sceneggiatori americani, perché viene considerata una scelta di montaggio. Si sceglierà di fare la transizione in fase di montaggio. Eccovi un esempio dal film “Vanilla Sky”:

FREEZE FRAME:
(letteralmente congela la scena) indica un momento dove le immagini diventano una mera fotografia statica che rimane statico sullo schermo per qualche secondo. Enfatizza il messaggio dell’immagine sullo schermo.  Eccovi un esempio da “The Big Short”:

DISSOLVENZA (DISSOLVE TO)
indica spesso il passaggio del tempo e un ritmo non sincopato del racconto, le immagini si sovrappongono. Anche questa transizione non viene usata molto spesso in sceneggiatura. Di fatto saranno regista e montatore insieme che decideranno se usare o meno questo tipo di transizione. Eccovi un bell’esempio dal film “Mao’s Last Dancer”:

DISSOLVENZA IN NERO (FADE TO BALCK)
indica che lo schermo diventa tutto nero in modo abbastanza graduale. Si usa spesso alla fine del film, ma non c’è bisogno di scriverlo, basta il semplice “FADE OUT”, ma può anche essere usato all’interno della sceneggiatura per indicare la fine di una sequenza o di una scena importante.

Ricordatevi sempre di finire la vostra sceneggiatura con

FADE OUT.

C’è un dibattito in corso a Hollywood tra i sostenitori e gli oppositori delle transizioni. Riempire la sceneggiatura di transizioni non è certo un modo per rendere la lettura piacevole per il potenziale lettore, che desidera solo leggere una buona storia con ottimi personaggi. D’altro canto alle volte, proprio per mettere in risalto una determinata scena, o per enfatizzare un determinato messaggio in una scena, abbiamo bisogno delle transizioni.
Come fare allora?

Il mio consiglio è di usare le transizioni con discrezione: se ne avete veramente bisogno perché non sapete come scrivere altrimenti la scena che avete in mente, allora usate la transizione, altrimenti cercate di evitarle.

Ricordiamoci sempre che i produttori cercano belle storie, non sceneggiature virtuose.

Claudia Marinelli

Claudia Marinelli è blogger, drammaturga, scrittrice di romanzi e sceneggiatrice di diversi corti tra cui il fortunato Un amato funerale regia di Luca Murri, con Milena Vukotic e fotografia di Daniele Ciprì. Ha imparato a scrivere sceneggiature con lo sceneggiatore americano Irv Bauer e in seguito con due corsi con Christine DeSmet presso l’Università del Wisconsin. Ha pubblicato due romanzi “950 49th Street Brooklyn, New York – uno spaccato d’America al femminile” e “La corsa e l’infinito”, romanzo di avventura e fantascienza, corredato da una piccola appendice di ricette fantascientifiche. È stata lettrice per case di produzione inglesi, per un sito americano per sceneggiatori e per un Festival di cinema.

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