Produzione

Come ho realizzato i miei progetti: storia di “Apparteniamo alla terra”

Continuiamo con la serie di interviste ad autori/produttori nobudget che speriamo possano essere di aiuto a chiunque voglia intraprendere un percorso simile. Parliamo di "Apparteniamo alla Terra", film di Daniela Biocca e Stefano Battain, e del suo processo produttivo.
  1. Ci puoi presentare il tuo progetto? Breve trama, cast tecnico/artistico, giorni di produzione, budget complessivo (compreso gratuità o tempo lavorativo non retribuito)

Il documentario “Apparteniamo alla Terra” è il prodotto di un progetto più ampio chiamato ALTERRATIVE, un’iniziativa itinerante di carattere esplorativo e sociale che prende vita da un viaggio di 266 giorni in 20 paesi dei 5 continenti. Il cuore dell’iniziativa è un giro del mondo “sociale” per andare a incontrare e documentare l’impegno di persone che affrontano problemi come il land grabbing, la privatizzazione dell’acqua, l’estrattivismo minerario e politiche agricole nocive.

Il film affronta in primo luogo l’argomento della lotta per la terra e della possibilità da parte delle comunità locali di decidere come utilizzarla, resistendo a progetti nocivi come l’estrazione mineraria, la speculazione edilizia e le grandi infrastrutture, mega-progetti spesso inutili e imposti alle comunità con la forza, a cui la società civile sta rispondendo proponendo alternative più sostenibili e socialmente accettabili.

In secondo luogo il film racconta della lotta in difesa dell’acqua come bene comune e della resistenza alla sua privatizzazione. Terra e acqua, insieme ai semi, sono alla base dell’agricoltura: il film documenta anche il lavoro di chi si oppone all’agricoltura convenzionale basata sulla chimica e sulla monocoltura, finalizzata al profitto a favore invece di un’agricoltura biologica, diversificata e sostenibile principalmente volta a produrre cibo sano e genuino.

Una parte specifica del film è dedicata al ruolo delle donne; frequentemente infatti sono proprio le donne a essere le vere protagoniste della difesa dei loro diritti, quelli delle loro famiglie e comunità. Le donne sono molto spesso fulgidi esempi di forza e tenacia, ma anche attive promotrici di sviluppo economico, umano e sociale dal basso.

Il finale è un finale positivo, luminoso, composto da tutti i messaggi di gioia e di speranza raccolti durante il viaggio, sorrisi timidi, parole dolci, pensieri profondi e forti, espressi da persone normali che lottano in prima persona e quotidianamente per valori come la pace, la libertà, l’uguaglianza e la giustizia e che spesso hanno pagato, e pagano tuttora, a duro prezzo le loro scelte.

Il montaggio è stato fatto con la casa di produzione OZ di Bari e ha richiesto quasi un anno incluso il tempo necessario per foto/grafica, voice over, sottotitoli etc…Tutto ci e’ costato oltre 6,000 euro ma ovviamente questo non include i soldi per il viaggio, necessario per fare le interviste.

  1. Cosa ti ha spinto ad intraprendere la realizzazione del film?

Principalmente il voler condividere le voci, le parole, i volti delle persone incontrante senza filtri e aggiungendoci i colori, i suoni e la grande bellezza dei paesaggi che abbiamo attraversato.

  1. Quanto tempo fa hai cominciato a ideare il progetto e dopo quanto hai cominciato la produzione?

L’idea di fare e registrare le interviste è nata nel 2014 pianificando il viaggio di nozze ed è maturata piano piano. L’idea del film è nata nel 2016, al ritorno dal viaggio quando abbiamo realizzato che il materiale che avevamo in mano meritava di prendere forma.

 

  1. In quanto tempo, dall’ideazione, hai completato il progetto? Avevi una deadline di qualche genere?

Non avevamo una deadline, ma ci sono voluti oltre 2 anni e mezzo.

  1. In che modo hai cercato/trovato risorse economiche e collaboratori per produrre il tuo lavoro?

Il viaggio è stato supportato dagli invitati al matrimonio, mentre per il montaggio abbiamo anticipato tutto noi ma ora abbiamo lanciato la campagna di crowdfunding per cercare di coprire gli ultimi costi necessari per completare il film anche in spagnolo e inglese e produrre i DVD/Blu-ray.

  1. Quali sono i problemi progettuali che, secondo te, ti hanno impedito di trovare le risorse di cui avevi bisogno?

Il progetto è portato avanti solamente da noi due senza esperienza di cinema e o documentari e senza esperienza professionale nell’ uso di social media, crowd funding e siti web.

  1. Come hai creato la tua troupe? Se non erano amici, in che modo hai trovato e coinvolto gli estranei? Come li hai convinti sulla bontà del tuo progetto?

Beh, la troupe siamo noi ma per quello che riguarda gli intervistati li abbiamo contattati via email, al telefono prima di visitare il loro paese o cercati di persona una volta arrivati sul posto.

  1. Qual è l’errore n.1 che pensi di aver commesso durante l’intero processo produttivo e che oggi non ricommetteresti più?

Partire con una telecamera che avevamo già, vecchia di 10 anni e senza un bel cavalletto. Questo è dovuto al fatto che non avevamo chiaro l’obiettivo di fare un film documentario, pensavamo di riprendere le interviste per poi scrivere un libro. Questo ci è costato caro perche alcune interviste hanno una qualita’ molto bassa e una è stata interrotta a causa della rottura della telecamera.

Inoltre forse avremmo dovuto essere più fermi nel chiedere di fare tutte le interviste in luoghi silenziosi, perché a volte abbiamo dovuto usare interviste che presentano forti rumori di fondo. Anche questo fa parte del fatto che siamo partiti un po’ all’arrembaggio e registrato quello che potevamo, quando potevamo e come potevamo.

 

  1. Qual è il pubblico del tuo film? Come lo hai cercato? Come lo stai coinvolgendo o lo hai coinvolto?

Noi usiamo principalmente internet perché da quando siamo tornati dal viaggio abbiamo sempre vissuto all’estero, in Giordania e a Londra. Fondamentalmente ci sono 3 tipi di pubblico: amici e parenti che ci conoscono di persona, persone interessate all’aspetto del viaggio e le persone interessate alle lotte sociali che abbiamo documentato (ovviamente queste 3 categorie sono sovrapposte). Il film si rivolge a giovani e adulti, a uomini e donne, e vuole raccontare come ognuno di noi può cambiare la realtà che lo circonda, non importa quanto complicata e difficile essa possa sembrare. L’impegno e l’unione permettono di affrontare qualsiasi tipo problema e di cercare mondi diversi dove costruire realtà nuove, più sostenibili e più armoniose, con allegria e speranza.

  1. Quali sono le aspettative distributive che ti sei posto? Come hai programmato di ottenerle?

Al momento stiamo facendo delle proiezioni con la nostra presenza, poi finita la capagna di crowdfunding produrremo il DVD/Blu-ray e caricheremo il film su Vimeo. Vogliamo semplicemente condividere il messaggio con il maggior numero di persone possibili.

  1. Puoi nominare cinque consigli “molto pratici”, e per te fondamentali, da dare a chi sta per produrre un piccolo film?
  • Trova i soldi
  • Pianifica bene il progetto
  • Attrezzati in modo adeguato
  • Preparati leggendo e studiando l’argomento
  • Buttati senza paura

Daniela Biocca Stefano Battain

Daniela Biocca, detta Bobiù, è Laureata in Scienze Politiche a indirizzo internazionale. Studia fra Bologna, Leuven (Belgio) e Perugia. Appena laureata, nel 2009, inizia a collaborare con l’ONG C.V.M. – Comunità Volontari per il Mondo a Porto S. Giorgio (FM), sempre nelle Marche. Con la stessa organizzazione parte per la Tanzania nel 2011 dove rimane fino al 2014. Nel febbraio del 2014 il cuore la porta però in Sud Sudan, dove si riunisce a Stefano. Dopo aver vissuto ad Amman, in Giordania, per un anno e mezzo lavorando con le comunità e le donne del nord della Giordania, nel settembre 2017 si trasferisce a Londra con Stefano, dove attualmente sta seguendo un master alla SOAS (School of Oriental and African Studies) University of London in Labour, Social Movements and Development.

Stefano Battain, detto Teto, muove i primi passi alla ricerca dell’altro prima in Sud America e poi in India. In seguito dirige il suo percorso verso l’Università di Birmingham per seguire un Master in Riduzione della povertà e gestione dello sviluppo. La sua esperienza in Africa inizia come volontario in servizio civile e poi come rappresentante paese in Tanzania, con l’ONG CVM – Comunità Volontari per il Mondo, dal 2008 al 2012, per poi trasferirsi in Sud Sudan con l’ONG francese ACTED, gestendo progetti agricoli orientati alla sicurezza alimentare fra il 2012 e il 2014. Dopo aver vissuto un anno e mezzo in Giordania lavorando con le comunità locali e i rifugiati siriani, da settembre 2017 Stefano vive con Daniela a Londra, dove attualmente lavora come Food Security and Livelihoods Advisor per War Child, un’organizzazione non governativa per l’assistenza all’infanzia in zone di guerra. È possibile leggere alcuni racconti della vita di Stefano in Africa sul suo blog Notas de Viaje; collabora inoltre con i siti web Anordestiche e Slowear Journal.

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